La città proibita
Ieri sera ho visto il film di Zhang Yimou.
Intanto dico subito che stavolta era meglio lasciare il titolo originale: Curse of Golden Flower rende molto meglio l’idea ed è maggiormente in linea con lo svolgimento del film.
Il film è ambientato all’incirca verso il finire del decimo secolo dopo Cristo, periodo in cui il governo centrale cinese è debole e la Cina vede i vari feudatari provare a staccarsi dall’imperatore (che poi questi feudatari verrano conquistati uno ad uno dai mongoli). Non c’entra niente con il film, ma questo sfoggio di cultura lo volevo fare lo stesso (redbull, il blog che ti da una cultura, su rieduchescional ciannel….).
La storia si dipana tra i complotti che vengono orditi dall’imperatore e dall’imperatrice per farsi vicendevolmente le scarpe, coinvolgendo i tre figli e innumerevoli vari armati (non come da noi, dove un marito si limita ad uccidere la moglie incinta e stop, in Cina fanno le cose in grande).
Il film sul finale assume toni granguignoleschi (se non sapete cosa sia il Grand Guignol, andate a cercarvelo, ignorantoni), ma resta godibilissimo, da un punto di vista estetico: la fotografia esalta i colori ricchissimi che sono i veri protagonisti del film. I colori accesi dell’oro, delle porcellane, dei drappeggi, i costumi, le armature, tutto serve a creare un film opulento oltre ogni dire, dove la fotografia la fa da padrone. Gli interpreti sono bravi anche loro, anche se certe volte Chow Yun Fat sembra un pò spaesato.
Il problema è la trama: scorre, ma lascia alla fine alcuni interrogativi non risolti e questo è un peccato che diminuisce l’apprezzabilità del film medesimo.
In ogni caso il film vale il prezzo del biglietto.
Ultima nota: nelle scene in cui si mandano a morte i soldati e poi avanzano i cortigiani imperturbabili che sistemano tutto e proseguono con il lavoro come se nulla fosse successo, ebbene io lì vedo il concretizzarsi di una profezia e un’immagine della Cina economica di oggi: un gigante che prosegue inarrestabile, pronto a sommergere gli ostacoli come una marea inarrestabile. Perchè a mio avviso i cinesi, in realtà sono formiche: formiche giganti, loro lavorano come formiche, si sacrificano per il formicaio come le formiche, e come le formiche ubbidiscono ciecamente ai vertici del potere. RIuscirà la crescita economica ad inceppare questo meccanismo?
Comments(3)