Archive for August, 2006

Piccole considerazioni, il PIL e il PNL

In questi giorni si assiste alla solita disquisizione sul PIL, sul debito pubblico italiano rapportato al PIL, la crescita del PIL del mondo occidentale e così via. Tutti discorsi che partono e si concludono nella analisi delle forze che animano, espandono e comprimono il PIL.
Queste disquisioni, però, non esauriscono l’analisi del mondo economico che ci circonda sia livello micro (di noi consumatori) sia a livello macro (nazioni), perchè non tiene conto di una classe di attori importantissimi: le aziende.
Storicamente, a livello dottrinale, tutte le teorie economiche sulle aziende vengono associate in massima parte alla microeconomia. In realtà questo modo di vedere, per me, è superato: ormai le aziende non sono più legate ad una realtà locale in maniera forte, ma si muovono su scala internazionale e, in molti casi, muovono cifre che sono molto consistenti e superano il PIL di alcune nazioni, basti pensare che le cifre che muovono i mercati valutari sono molto superiori alle riserve valutarie disponibili presso le banche centrali. Ormai alcune aziende possono essere considerate come interlocutori del rango di nazioni: pensiamo ad una azienda che volesse creare un impianto industriale in italia, e magari investisse due miliardi di euro (non ridete, è accaduto l’anno scorso, per cifre maggiori, in Germania). E’ una cifra di tutto rispetto. Praticamente investe, da sola, un valore pari a circa un quindicesimo della manovra finanziaria italiana di quest’anno. Secondo il metro italiano, dove fino a ieri si parlava di distretti industriali, e dove le nostre aziende sono per la maggior parte di dimensioni piccole, se non microscopiche (rapportate alla media delle altre nazioni e alla competizione internazionale), se la realtà locale soffre, soffre anche l’azienda.
E invece no.
Ormai si assiste alla scissione tra produzione e consumazione: la STM ha studiato un chip presso il suo centro di sviluppo in India, lo assembla in Cina (Shangai) lo mette su un cellulare e lo vende in Italia. Noi mettiamo solo il consumatore. E la STM (azienda italofrancese, per la cronaca) guadagna.
Senza però che il PIL italiano ne tragga beneficio.
Con questo non voglio dire che bisogna fare leggi per vietare ciò: sarebbe sbagliato e controproducente. La possibilità di importare dalla Cina prodotti a basso costo permette da un lato ai nostri consumatori di permettersi certi prodotti e certi vizi (esempio: cambiare cellulare ogni 6 mesi, o avere cellulari sempr epiù sofisticati a prezzi più contenuti), dall’altro tiene bassa l’inflazione come neanche le banche centrali potrebbero permettersi. Adesso che la Cina ha aumentato le tariffe minime (perchè vi sono sempre più proteste e rivolte soffocate anche violentemente dal governo, il quale, per cercare di arginare queste proteste ha deciso di aumentare le tariffe minime) ci si aspetta un aumento generale dell’inflazione. (Non esultate: parliamo sempre di lavoratori che prendevnao poco più di 100 euro al mese, quando passano a 120 euro, per loro è molto, ma sono sempre più competitivi dei nostri operai, inoltre vi sarà sempre una nazione più competitiva (da un anno a queta parte alcune società cinesi hanno spostato la loro produzione in Bangladesh, che ha costi del lavoro inferiori agli stessi cinesi). Per cui, i posti di lavoro persi, i mestieri trasferitisi in CIna, non torneranno più.)
Ma torniamo alle nostre considerazioni.
COn l’esempio della STM, cosa è accaduto?? PIL immutato, ma utili aziendali in crescita, proprio come accade negli USA: la crescita del loro PIL è diminuita (è però sempre a livelli stratosferici per noi europei), ma gli utili aziendali aumentano di molto, questo perchè molte produzioni sono state spostate dagli USA a paesi dove il costo del lavoro è minore. Gli utili aziendali, dove si riflettono?? Sul PNL, Prodotto Nazionale Lordo. Il PIL misura ciò che viene prodotto come servizi, industria o altro, in uno spazio geografico (esempio, nell’Italia), senza curarsi se le industrie o altro siano di proprietà, ad esempio, dell’Italia oppure no. QUindi il PIL è il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese in un dato periodo. Il PNL, invece è il valore di tutti ibeni e servizi prodotti sia all’interno di un paese che al suo esterno, purchè di proprietà degli appartenenti al paese suddetto. La produzione operata da cittadini italiani che lavorano in Svizzera, ad esempio, aumenta il PIL svizzero (non quello italiano, perchè non prodotto in Italia) e aumenta il PNL italiano (in quanto prodotto da cittadini italiani su suolo straniero).
Questo lo sivede anche con le aziende, in particoalr eocn quelle americane: producono molto all’estero e aumentano i loro profitti e il PNL statunitense, mentre il PIL USA rallenta.
Per cui, e si torna alle considerazioni originarie, a mio avviso dare troppo accento al PIL, significa evidenziare solo una parte del problema, per avere una visione più completa, oltre al PIL bisognerebbe analizzare compiutamente anche il PNL.

Viva l’allegria

In questi giorni estivi, per risollevare il morale, quale è il canale più festivo e allegro del panorama televisivo italiano?
Rai Uno.
Infatti n questi giorni in pieno pomeriggio manda in onda film dove il/la protagonista ha di volta in volta: alzheimer, sclerosi multipla, agorafobia (con marito che vuole ucciderla) e così via.
Una botta di vita, che soprattutto tira su chi con queste malattie combatte ogni giorno.

Massima del giorno…

Bicchiere vuoto è pieno di ossigeno.

Update

Sabato sera ho rivisto dopo tempo immemore L. Uscita simpatica, risoltasi in un giro di pub dalle parti di Isola delle Femmine.
Non ci vedevamo da alcuni mesi, e così abbiamo recuperato il tempo perduto, aggiornandoci sulle rispettive vicende.
In uno dei pub abbiamo incontrato una sua amica V. che (a mio giudizio) sospirava dietro il cantante che si stava esiendo nel locale (il cantante è un amico di V.). La serata è stata anche “rallegrata” da un paio di sensi proibiti presi contormano: io non guidavo (figuriamoci se rischiavo l’auto nuova in ’ste manovre), ma ho fatto un utile ripasso di bestemmie e insulti siculi. Credo che siamo stati insultati fino alla settima generazione passate e futura.

Oggi niente di nuovo sotto il sole, a parte le solite macchinazioni che inevitabilmente, volente o nolente, mi tireranno in ballo.
Nel frattempo si contano i giorni.

Il compromesso necessario…

E’ il titolo dell’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di oggi.
Il questo editoriale, Panebianco pone un quesito fondamentale: “Facciamo un’ipotesi (…). Immaginiamo che tra qualche mesa venga fuori che l’Apocalisse dei cieli, (…), sia stato sventato solo grazie alla confessione, estorta dai servizi segreti anglo-americani tramite tortura di un jajadista coinvolto nel complotto, magari anche arrestato (sequestrato) illegalmente. Chi se la sentirebbe in Occidente di condannare quei torturatori? (…)”.
Da qui partono molte conisderazioni, molto interessanti.
La mia personale risposta è: non condannerei quei torturatori. Prima di tutto viene la sicurezza, nel momento in cui la sicurezza è certa, allora si può pensare allo Stato di Diritto. Fino a quando alcune schegge impazzite, mettono a repentaglio la sicurezza, bisogna necessariamente giungere ad un compromesso tra necessita e stato di diritto.

Ci si stupisce che dei giovani musulmani, nati e cresciuti in Inghilterra, possano scegliere la strada del suicidio kamikaze. Risulta incomprensibile a noi, ma in realtà è una questione di marketing, una questione nata secoli fa.
Quando arrivò Gesù (messia o meno, figlio di dio o meno, ognuno lo veda come vuole) garantì un paradiso che, per quell’epoca particolarmente mistica, in cui qualsiasi fenomeno naturale veniva visto come un segno divino, era un paradiso ideale: passare l’eternità senza problemi e cantando le laudi. Oggi, lo giudicheremmo alquanto noioso. Istintivamente, ci aggrappiamo alla vita, perchè cantare le laudi in eterno è noioso e poco soddisfacente.
Di contro abbiamo il paradiso islamico: 77 vergini, primavera perenne, erba profumata, fiumi di latte, miele e vino. piaceri terreni concessi ocme premio per l’eternità. SInceramente, trlaasciando la fede: voi cosa scegliereste? E questo paradiso, non vi rende molto più accettabile, se non desiderabile un trapasso che, per le modalità (bombe che ti spappolano istantaneamente), è molto poco doloroso?
Da un lato, abbiamo la dicitura: il ricco arriva in cielo con molta difficoltà.
Dall’altro lato abbiamo: se hai successo è perchè lOnnipotente lo vuole e ti guarda con favore. Praticamente una legittimazione al successo personale e a dare il megli odi sè stessi.

La sfida del marketing, noi l’abbiamo persa secoli fa.

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Cercasi camera di decompressione anche usata per rinchiudercisi dentro e fare sbollire l’ira di dio accumulata.
Astenersi perditempo.

Mah…. quasi quasi divento disonesto…

Con l’indulto hanno scarcerato 15000 persone (lo dice il tg1) che si sono visti graziati ben 3anni. Altri carcerati si sono visti ridurre la pena di 3 anni. ALtri delinquenti, invece, non sono più agli arresti domiciliari.
Adesso Mastella dice che bisogna trovare a tutti questi un lavoro e quindi stanno stanziando parecchi milioni di euro per questo scopo.

Scusate, ma stanziare queste cifre per gli onesti faceva schifo?? Per tutti quelli che non hanno un lavoro o vivono con una miseria o magari impiantano una attività rischiando, e che sono onesti e seguono la legge??? Stanziare questi soldi privilegiando chi è onesto, faceva schifo, vero???
Questo è un invito a delinquere. Un invito che parte dal governo, ovvero da colui che teoricamente ci dovrebbe proteggere dai delinquenti e che dovrebbe premiare gli onesti.

Ma vuoi vedere che ha ragione chi sostiene che in Italia se vuoi campare, devi essere disonesto, che se sei onesto, l’unica cosa che ottieni è il niente???

Massima del giorno…

Se la gente si facesse un pò di più i cazzi propri, le ulcere non esisterebbero.