La vicenda OPA su Banca Antonveneta e BPI -2-
Ecco la seconda parte…
Nel post precedente eravamo arrivati a BPI che si accingeva a lanciare una contro OPA su Banca Antonveneta.
A quanto pare a tale decisione, i manager di BPI c’erano arrivati perché incoraggiati da Fazio.
Prima di gridare scandalizzati, sappiate che non è la prima volta che Fazio, o un governatore centrale (ma anche un politico) interviene, non solo in Italia, ma anche all’estero. Ad esempio, circa 7 anni fa, Generali provò ad acquisire AXA, ma il governo francese (quegli stronzi mangiarane) glielo impedì. Recentemente il governo francese ha impedito a Pepsico di acquisire Danone.
Il problema, allora dove è? Nel fatto che pare (e sottolineo pare) si sia sorvolati sul fatto che BPI non aveva i requisiti patrimoniali per acquisire Banca Antonveneta.
Infatti, e si torna al primo punto, per reperire le risorse e non mandare a puttane i parametri contabili stabiliti a Basilea, la BPI ha proceduto a vendere “fittiziamente” alcuni suoi asset a dei soggetti (in primis Gnutti) i quali svolgevano solo il ruolo di prestanome.
Contemporaneamente, questi soggetti, acquisivano, grazie a finanziamenti concessi da BPI a tassi ridicoli, quote di Banca Antonveneta, con lo scopo in sede di assemblea societaria di pilotare le votazioni a favore di BPI, oltre che a raggiungere un quorum di azioni tali che, una volta cedute a BPI, avrebbe garantito a quest’ultima il controllo di Banca Antonveneta, in barba ad ABN Amro.
Come si è avuto tutto ciò? Dei finanziamenti abbiamo detto, ma per ottenere tali risultati, Gnutti e i suoi soci, si sono macchiati di vari reati, vediamone alcuni:
1) insider trading: si dice insider trading quando sfrutti per tuo tornaconto personale informazioni riservate che hai acquisito in virtù del tuo lavoro o tramite altri mezzi (storica, la condanna fatta ad un trader e alla sua amante: il pirla faceva telefonate di lavoro mentre era con lei, lei sentiva e il giorno dopo speculava di conseguenza. Negli USA li hanno condannati entrambi al carcere e a pene pecuniarie).
2) aggiotaggio: dicesi aggiotaggio, quando si mettono in giro dolosamente delle voci false allo scopo di turbare e pilotare il mercato e le contrattazioni
3) minorities: in realtà non è un reato penale vero e proprio (a differenza degli altri due), ma comprende quegli atteggiamenti che sono posti in essere dai soci di maggioranza con l’unico scopo di ledere gli interessi dei soci di minoranza (in certi casi si configura come reato penale accessorio ad altri…)
4) portage: si dice portage una tecnica, proibita, con la quale si pilotano gli scambi. Due soggetti si mettono d’accordo per far passare un determinato quantitativo di titoli finanziari sul mercato, in un determinato momento e a un determinato prezzo. Esempio: supponiamo di avere due soggetti, A e B. A ha delle azioni (diciamo un milione di azioni Telecom, equivalenti ai prezzi attuali a circa 2 milioni e 7centomila euro), che per vari motivi, vuole vendere a B senza farlo sapere a nessuno. A questo punto, invece di passare per il cosiddetto mercato dei blocchi (tale transazione verrebbe poi resa pubblica e non si può attuare in regime di OPA) comunica a B che alle 13.01 metterà in vendita ad un certo prezzo x le azioni. B si mette nello stesso preciso istante in acquisto per lo stesso numero di azioni e per il prezzo x. Ovviamente, tale comportamento è sanzionato in quanto è turbativo del mercato e del suo corretto andamento.
Dalle telefonate cosa si evince?
1) Che vari soggetti si erano accordati turbando il mercato.
2) BPI aveva aggirato gli obblighi CONSOB e Banca di Italia dando comunicazioni false.
3) i soggetti suddetti si sono macchiati dei reati sopra detti.
4) Pare che Banca di Italia, venuta a conoscenza delle irregolarità, abbia sorvolato su tali irregolarità, mentre era obbligata ex lege testo Draghi a: 1) bloccare la BPI e questa non rispettava i requisiti di solidità patrimoniale, 2) comunicare le irregolarità nelle comunicazioni alla CONSOB.
Se il punto 4 è vero, Fazio dovrà risponderne alla magistratura. Se invece, non sapeva, ma si è limitato ad un incoraggiamento, allora da un punto di vista strettamente legale nulla si può rimproverare a Fazio, se non di essersi messo sotto le scarpe le regole “etiche” del libero mercato (le stesse regole che hanno permesso a Unicredit di acquisire Hypovereisbank, e che hanno fatto intervenire la UE sulla legislazione bancaria tedesca).
A mio avviso, la partita è tutta politica, infatti:
1) si assiste, come accade ciclicamente, ad un ricambio generazionale degli attori e protagonisti della scena finanziaria. In Italia ciò è particolarmente traumatico, perché solo in questi anni ci siamo aperti ad una finanza non più vincolata ai salotti buoni, ma ad un modello di efficienza.
2) questo ricambio coinvolge anche i politici, che non gradiscono cambi di poltrone e di avere a che fare con manager che fanno il loro lavoro, ovvero gestire (magari bene) una azienda, ignorando le pressioni politiche.
3) già che ci siamo entrambi i fronti stanno lavorando per buttare a mare Fazio, che non è mai stato appoggiato da nessuno, ma anzi ha avuto contrasti sia con i governi di centrosinistra, che con i governi di centrodestra. In America Greenspan, non viene disturbato da nessun politico, proprio perché là si basano sull’efficienza (e Greenspan è per ora il migliore nel suo lavoro). Ricordo che Fazio fa parte, i quanto governatore della Banca di Italia, della BCE e alcuni anni fa fu premiato come miglior banchiere centrale. Ma nessuno si ricorda i suoi meriti.
4) a mio avviso, dalle telefonate di Fazio non si evince, al momento, nessun reato commesso da Banca di Italia. I reati per ora sono solo ascrivibili al management di BPI e a Gnutti e ai suoi amichetti.
Con questo direi che ho finito. Se avete domande fatele e cercherò di rispondervi.
Comments(0)