In seguito a questo post mi sono giunte alcune richieste di maggiori ragguagli al grido di “i dati riportati non sono veri”. Un altro paio di persone, via mail, tengono a precisare che “il volontario, in quanto tale e per definizione, non prende soldi, quindi Simona Pari e Simona Torretta, essendo volontarie” non hanno mai avuto stipendi” (mail ricevuta realmente e letta oggi…).
Okay, bambini, facciamo un pò di ordine.
Intanto se le due ragazze non pigliassero i soldi, come farebbero a campare??? Insomma, ci troviamo di fronte a dei S.Francesco al femminile??? Da quel che si evince dai giornali, le loro famiglie non sono povere. Inoltre, la carriera in queste organizzazioni (e parlo anche per organizzazioni tipo ONU) non la fai a meno che tu non abbia grossi agganci. Suona triste, ma è vero: se agganci non ne hai, fai il volontario in Italia a gratis (questo assunto mi è stato confidato da un amico “volontario” ad Hanoi, in Vietnam… a proposito, ciao A.). Ma andiamo più sullo specifico.
Parto da Gattasorniona e da un suo commento che mi ha lasciato nel mio commento summenzionato e che mi porta qui ovvero ad un post che fa riferimento all’intervista “di Giuseppe Pietrobelli del Gazzettino a Massimo Atzu responsabile di “Un ponte per“.” (frase testuale del post).
Il post rimanda al bilancio di Un Ponte per… che trovate qui (ma su questo bilancio vorrei tornare dopo).
In sintesi massimo Atzu dice che l’inquadrmaento delle due Simone è di 40 ore lavorative settimanali per un compenso di 1500 euro netti. A questo punto abbiamo una prima risposta alla mail in cui mi si diceva che la Pari e la Torretta non prendevano stipendio, in quanto volontarie: cicci, le due ragazze prendono lo stipendio, parola del responsabile di “Un Progetto per…”. Fuori uno.
Punto due. Rileggiamo bene l’affermazione di ATZU: 1500 euro netti, quindi ai 1500 euro dobbiamo sommare le trattenute, che facilmente portano lo stipendio lordo a poco sopra i 2000 euro (dovrebbe essere circa 2100 euro lordi al mese…).
Signori, c’è gente che campa con molto meno.
Ma continuiamo ad analizzare questa intervista: Atzu dice anche che “In aggiunta vi sono l’assicurazione sulla vita (obbligatoria per le Ong), l’alloggio e i trasporti. Il vitto veniva risolto a Baghdad con una cassa comune, ma si trattava comunque di una cifra modesta.” (frase sempre presa dall’intervista).
Quindi le due Simone erano spesate di assicurazione sulla vita (nelle aziende private, l’assicurazione è in parte sulle spalle del lavoratore, per le due simone era tutto sull’organizzazione), alloggio, trasporti e cibo. Sarò più chiaro: ai 2100 euro lordi di cui sopra, le due Simone aggiungevano, come benefit, l’assicurazione (gratis), l’alloggio (gratis), i trasporti (gratis), il cibo (gratis). Insomma a fine mese le due Simone si trovavano sul conto questi 1500 euro netti, senza che dovessero sostenere le altre spese che noi poveri comuni mortali sosteniamo (per intenderci se prendi 1000 euro netti al mese, poi togli l’affitto o il mutuo, il cibo e i trasporti e vedi cosa ti resta in mano).
Se sommiamo queste voci, io credo che, se non arriviamo a 8000 euro a testa, certo ci andiamo vicini.
E ora passiamo al bilancio di Un Ponte per…, bilancio che, secondo Runrig, puzza alquanto.
Effettivamente concordo con Runrig. Nel bilancio sono presenti, per il 2003, “costi per il personale 35056 euro” e a me sembrano pochini. L’organizzazione “Un Ponte Per” è composta da un buon numero di membri, impiegati spesso full time, quindi o sono tutti abbastanza ricchi da potersi evitare di lavorare oppure quella voce è estremamente ridotta, infatti se consideriamo i 2100 euro lordi delle due SImone, abbiamo: 2100*13 (il numero delle mensilità)= 27300 euro per ognuna delle due ragazze. Se sommiamo i due valori, superiamo, solo con le due Simone, quanto ascritto a bilancio da “Un ponte per”.
Strano.
Se scorriamo tutti i progetti di UN Ponte Per (pubblicato nel loro sito), osserviamo che tutti i progetti hanno costi inferiori ai ricavi, ma quali ricavi, se sono volontari senza scopo di lucro?? A meno che non considerino ricavi, le donazioni private e le erogazioni dei Governi, ma non è possibile, perchè queste due voci non sono veri “ricavi”, ma donazioni appunto (e come tali sono chiamate nel bilancio dell’associazione). Ma forse si esprimono male, allora torniamo al bilancio vero: essendo redatto secondo norme definite ex legge, i termini e i significati sono quelli e stop. Dal bilancio, si evince che senza l’aiuto del governo, che contribuisce per il 65%, loro sarebbero già chiusi. Eppure non mi tornano i conti delle spese per il personale. Non ci posso fare nulla: vedo il bilancio e non trovo nessuna spiegazione.
Se qualcuno me la può fornire, scriva pure nei commenti.