A Milano divido la camera con altri due coinquilini: il vantaggio è che ognuno ha la propria camera così nessuno rompe le scatole agli altri.
Ieri sera a mezzanotte sento rientrare uno dei miei due coinquilini: io stavo finendo di leggere una pagina di “Non toccare la pelle del drago” scritto da Giuseppe Genna (a proposito: il libro mi sta piacendo molto). Ad un certo punto sento la doccia che si aziona. Fin qui tutto normale. Mi alzo per andare in cucina e vedo la porta del bagno aperta. Scartiamo l’ipotesi dell’esibizionismo. Mi si affaccia alla mente l’ipotesi numero 2: il coinquilino è ubriaco e sta vomitando l’anima nella doccia (non è mai successo, ma, come si dice, c’è sempre una prima volta) e tiene aperta l’acqua per fare andare via il vomito.
Mi armo di coraggio e vado a vedere: busso sull’uscio ed il coinquilino (chiamiamolo E.) mi dice di entrare. Entro e lo vedo che sta pulendo uno di quei aggeggi rossi, posti in giro per Milano solitamente vicino alle agenzie immobiliari, e che contengono, appunto, i settimanali con gli annunci di case. (Premessa: E. odia Milano. Ci sta solo per lavoro. Se potesse scapperebbe dopo avere dato fuoco alla città). Io lo guardo con uno sguardo a metà tra “sto sognando e la mia fantasia è davvero malata” e ”E. dopo un anno è definitivamente uscito di testa”. Mi arrischio a chiedergli: “E., ma quell’affare???”.
E lui, mentre lo lavava nella doccia: “Niente, mi serve perchè ci devo appoggiare delle cose”
Io: “E te lo sei preso e trascinato fino a casa?”
Lui: “Si”
Io: “Ti ha visto nessuno????”
Lui: “Gaspare, non ti preoccupare”.
A quel punto decido di tornarmene a letto, spegnere la luce e dormire, perchè non voglio sapere altro. Soprattuto perchè mi viene in mente che due portoni più in là c’è un’agenzia immobiliare e ho l’orrido sospetto della provenienza dell’aggeggio rosso e che quindi, meno so, meglio è.
Potrei chiudere qui, ma stamattina mi sveglio, e alle 8 il mio cell emette uno squillo. Singolo. Chi cazzo mi chiama alle 8 del mattino con solo uno squillo??? Già lo so chi è. Non devo neanche guardare il display: ma lo guardo e leggo “Palermo”. Nella mia rubrica, Palermo equivale a “casa dei miei (e mia) a PALERMO”. Ergo, mia madre mi ha mandato uno squillo. Ergo la devo richiamare. Ergo, qualcosa mi deve essere comunicato con urgenza, ergo una catastrofe vera o presunta si sta per abbattere sulla mia testa. Ergo, Signore onnipotente qualunque peccato abbia commesso sii misericordioso con il tuo umile servitore (che sarei io). Chiamo casa. Basta uno squillo e mia madre risponde (perchè le ho comprato il cordless??? senza non potrebbe telefonare, visto che è a letto immobile per via delle fratture). Se mia madre risponde subito significa che era appostata come un cecchino pronta a calare con la velocità del falco pellegrino sulla mia chiamata e sulla povera vittima che poi sarei io.
In sintesi: mi rinfacciava una precedente discussione in cui lei mi aveva avanzato una proposta che avevo cassato. Ora me la rinfacciava a distanza di tre giorni. Ho difeso le mie ragioni: lei mi ha detto che sono presuntuoso (non diteglielo, ma in certi casi ha ragione…tendo ad esserlo), io le ribatto portandole fatti inoppugnabili alla mia tesi. La telefonata si chiude.
Per tutta una serie di motivi, dopo quella telefonata, in mezzo agli improperi ho incominciato a gufare una certa cosa al grido di: “Fattura Iattura ATtasso”. I più attenti di voi leggendo capiranno cosa sto gufando (per la cronaca: con molto successo a quanto pare). In ogni caso vi invito ad unirvi a me con il pensiero alla gufata. Ve ne sarò eternamente riconsocente. Grazie. A proposito, Signore Onnipotente, l’umile servitore ringrazia, ma al momento sopravvive e rimanda l’incontro a data da destinarsi.
Ultima nota: se non vi unirete anche voi alla mia gufata, vi mando una delle mie famose maledizioni.
Agneddu e sucu e finìu u vattìu.