Ripresa e taglio delle tasse

In questi gioni a Cernobbio si sta svoglendo il consueto workshop di Confcommercio e, ovviamente, tra i vari interventi vi osno anche quelli dei Politici.
Tra questi si sono distinti in particolare Tommaso Padoa Schioppa e Marini.
Il primo, nei giorni scorsi, aveva riconosciuto alcuni suoi errori degli anni passati, il più importante dei quali era, senza dubbio, avere sottovalutato la crescita economica mondiale e avere pensato che gli USA con il loro sbilancio commerciale andassero incontro ad una pesante recessione.
Tommaso Padoa Schioppa ha anche riconosciuto che già nella finanziaria 2006 (per intenderci, l’ultima del governo Berlusconi), vi erano importanti provvedimenti per il risanamento economico dell’Italia.
Ha inoltre affermato che la situazione a livello economico era molto migliore di quanto si aspettasse. Infine ha affermato che era necessario e auspicabile portare avanti una riduzione dell’imposizione fiscale per le imprese, e, smentendo quanto Visco aveva detto nei giorni scorsi, non si può attuar euna riduzione dell’imposizione fiscale sui cittadini sic et simpliciter, se prima non si attua una riduzione delle spese statali.
Il giorno dopo Marini ha affermato, invece, che i tagli di imposizione fiscale alle imprese devono accompagnarsi a tagli di imposizione fiscale alle famiglie, riprendendo quanto affermato da Bonanni precedentemente, e di fatto andando leggermente contro quanto affermato da Padoa Schioppa.
Aprezzabile infine quanto detto da Marini sulla ripresa: “Trovo poi davvero politicamente un po’ ingenua quel tipo di polemica che dura da mesi sui meriti di questa ripresa che, dobbiamo essere franchi con noi stessi e con gli italiani, nessun governo aveva chiaramente previsto, nè quello precedente nè quello attuale” (fonte: Repubblica). E questo è corretto. E’ vero che alcune scelte economiche del governo Berlusconi erano criticabilissime (almeno a mio modesto parere) ed è vero che la riforma del mercato del alvoro (la famosa legge Biaggi) era, a mio avviso, incompleta, ma è anche vero che la situazione era molto particolare: tutta l’europa stava attraversando un pesante rallentamento della crescita economica (financo Germania e Francia, per due anni, hanno visto sforare il rapporto deficiti/PIL). QUesto rallentamento è alle nsotre spalle, l’Europa ha ripreso a crescere e noi veniamo trianati da loro.
Adesso molti politici vorrebbero che le mutate condizioni economiche che si traducono in maggiori entrate per lo Stato (se l’economia cresce, cresce la ricchezza dei cittadini e delle imprese e di ocnseguenza crescono le entrate statali), fossero immediatamente redistribuiti ai cittadini.
Questo è ovviamente auspicabile e desiderabilissimo. Il problema è un altro: è davvero la scelta migliore?
I politici, ovvrebbero ciò, per incassare un aumento di popolarità presso il proprio elettorato, ma se si guarda con occhio da economista (o anche con il semplice buon senso) ci si accorge che 10 miliardi di euro di maggiori entrate, se ridistribuiti ai cittadini italiani (diciamo che sono 60 milioni gli italiani) sarebbero circa 166 euro a testa all’anno. Una cifra irrisoria che difficilmente migliora sensibilmente le condizioni economiche dei cittadini. Se invee questi soldi fossero destinati a dei progetti, forse i benefici sarebbero più sostanziali e duraturi nel tempo. Ovviamente dovrebbero essere progetti valutati non in termini politici, ovvero in termini demagogici e di immediato riscontro di popolarità presso l’elettorato, ma questi progetti dovrebbero essere valutati in termini economici di lungo periodo.
Se questi soldi fossero destinati alle aziende, a patto che le aziende usassero questi sgravi fiscali, per aumentare la produttività e assumere, è chiaro che i cittadini avrebbero aziende dinamiche, una economia in crescita, un aumento di psoti di lavoro, e quindi condizioni economiche migliori nel lungo periodo, oltre a rafforzare la crescita economica già in atto (che produrrebbe maggiori entrate per l ostato, che potrebbe ridurre il debito più rapidamente e poi fare maggiori interventi sul lato delle entrate, insomma si attuerebbe un circuito virtuoso).
ALternative a questa destinazione???
MOlte: possiamo destinare questi soldi alla ricerca, ma non come interventi a pioggia: si dovrebbe fare come in Francia, individuare 3-4 progetti da finanziare massicciamente e da cui ottenere dei ritorni tangibili. Il problema è che la ricerca non può e non deve essere finanziata solo dallo Stato, ma anche dalle aziende, mentre il rischio è che le aziende continuino ad attendere che lo stato investa nella ricerca, restando immobili.
Possiamo destinare questi soldi alle scuole, ma non a tutte, o sarebbe un finanziamento risibile: si potrebbero scegliere le scuole migliori, per renderle luoghi dove si sviluppa attivamente la ricerca dei professori e lo sviluppo degli studenti migliori, magari usando una parte di questi soldi come borse di studio per gli studenti con i voti più alti. Un pò come accade nel resto del mondo.
I benefici sarebbero evidenti nel lungo periodo, avremmo, infatti , uno sviluppo profesisonale molto più marcato.
Eppure, sono questi progetti di lungo periodo e che rischiano di attiare gli strali di molti politici, per una loro presunta elitarietà.
A questo punto, quindi, si deve tornare all’origine: destinare questi soldi in qualcosa che possa nel breve periodo migliorare le condizioni economiche degli italiani.
E si torna all’analisi fatta da Padoa Schioppa: 10 miliardi sono pochi se si vuole ridurre la pressione fiscale in modo da creare un volano per i consumi intenri e per l’economia. Se si vuole fare ciò, ai 10 miliardi bisogna necessariamente ridurre le spese statali in misura di almeno un punto percentuale del PIL: in altre parole la riduzione delle spese statali, in termini economici, dovrebbe essere pari, da un punto di vista monetario, all’1% del PIL. In tal modo questo minore fabbisogno statale, si può tradurre in una riduzione dell’imposizione fiscale per i cittadini. Se non si può intervenire sul lato delle spese statali, allora è molto meglio destinare questi soldi o ai progetti sopradetti o alle imprese con il vincolo che la minore imposizione fiscale venga usata per la ricerca da parte delle aziende o per finanziare progetti di sviluppo da parte dellea ziende (creando così nuovi posti di lavoro).
Il problema quindi è riconducibile a questo: quale visione guiderà la destinazione di questi soldi? Quella economica o quella politica del contentino??
Io preferirei quella economica.

No Comment

No comments yet

Leave a reply