La montagna..

ha partorito il topolino.
In questi giorni vi è stato il famoso e iperpubblicizzato summit del Governo a Caserta. A parte la propaganda turistica (peraltro Caserta è meravigliosa), cosa resta? La sconfitta dell’area riformista del Centro-sinistra, molto autoincensarsi e la vittoria della sinistra radicale.
Soprattutto si fa strada l’idea che il famoso dissesto lasciato dal precedente governo, in realtà non ci sia.
Vediamo di chiarire.
Premessa doverosa: già a settembre, Padoa-Schioppa, al Financial Times, aveva dichiarato che la finanziaria 2005 di Berlusconi era statam olto coraggiosa e con molti tagli alla spesa pubblica. In pratica non era stata una finanziaria per carpire la benevolenza degli elettori. D’altronde che forse quella finanziaria fosse non proprio malvagia lo si vede dai conti di quest’anno: spesa pubblica in netta diminuzione. Le entrate sono aumentate, ma non, come dice Visco, per maggiore onestà degli Italiani (il Sole 24 Ore ha certificato che l’evasione nel 2006 è aumentata arrivando a 115 miliardi di euro), semmai perchè nel 2005 e nel 2006 l’Italia ha beneficiato della maggiore crescita economica europea.
Spese in diminuzione ed entrate in aumento, non sono certo il viatico per un paese economicamente allo sfascio come dice Prodi e i suoi alleati (tanto che già nel 2006 l’Italia è tornata sotto il 3% del rapporto deficit/ Pil, secondo Maastricht), e soprattutto non spiega come mai si sia generata una finanziaria da 40 miliardi di euro, con aumenti di tasse generali a livello centrale e locale.
Premesso ciò vediamo cosa esce da Caserta.
1) 100 miliardi da spendere per i prossimi 7 anni, di cui la maggior parte al Sud. Ottimo, ma non portano nulla di nuovo nel discorso economico italiano. Questi fondi erano già stati stanziati dal precedente governo Berlusconi per quanto ocncerne i fondi statali 8circa il 15%), per quanto concerne i fondi europei (il restante 85%), di certo non dipendono da Prodi. In pratica il governo si è limitato a rimarcare che dall’Unione Europea arriveranno, nei prossimi anni, una pioggia di soldi. Si sapeva. Non c’è nulla di nuovo.
2) Infrastrutture. Qui il discorso è fumoso. QUali verranno fatte?? La TAV, opera fondamentale per l’economia italiana, si farà? Nulla è dato sapere.
3) Riforma delle pensioni. Qui c’è la magia del governo. Fino a pochissime settimane fa Prodi diceva che il 31 Marzo era una data termine inderogabile. Diceva che i sindacati si erano impegnati a raggiungere un accordo entro quella data. Diceva che la riforma era fondamentale. Ora la riforma non è più fondamentale, e la data del 31 marz non è più perentoria.
4) Le liberalizzazioni di Bersani: Prodi dice che le farà, ma non si sa quando. dice che si assume le responsabilità, ma di fatto taglia fuori i riformisti: alla proposta di commissioni avanzata da Rutelli ha opposto un netto rifiuto.
QUindi riasusmendo: riforma pensioni nel limbo, liberalizzazioni nel limbo, infrastrutture non si sa se si fanno e quali, restituire (come recita l’articolo 1 di questa finanziaria) i maggiori introiti mediante una diminuzione delle tasse è un capitolo di cui non si parla da nessuna parte. In pratica viene fuori che:
1) vince l’immobilismo, motivato dal fatto che l’economia itlaiana non va così male e anzi forse va benino
2) è certificato che i riformisti non esistono all’interno del centrosinistra, perchè zittiti dalla sinistra radicale, non hanno neanche accennato ad una battaglia per portare avanti qualche riforma.
In pratica una delusione ed un tradimento cocenti.
Che, a mio avviso, non resteranno senza conseguenze: le riforme si devono fare. E si dovrebbero fare ora che l’economia sembra respirare, o creeremo i presupposti per un rallentamento della nostra economia. E come possono i vari fassino, rutelli, e compagnia bella appellarsi come riformisti?
E vogliamo parlare degli impegni assunti quando il governo disse che il maggiore gettito fiscale, passata l’emergenza, veniva restituito come minori tasse?
In pratica una delusione.
E sinceramente non credo che questo governo, così facendo, potrà guadagnare molti consensi.

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