Qualche news
I giornali di oggi parlano degli accordi raggiunti tra la Cina e l’Europa per limitare per alcuni anni la concorrenza cinese nel tessile.
Spero che questo tempo possa essere usato dalle nostre imprese per attrezzarsi alla competizione con il mercato cinese e non come un pò di tempo per tirare a campare. Tra l’altro, come fanno rilevare Giorgio Navaretti e Riccardo Faini su Il Sole 24 Ore, la concorrenza cinese in un certo modo ha favorito i consumatori: i prodotti cinesi, sono a prezzi più bassi e questo favorisce i consumatori (che spendono di meno).
A proposito di spendere: il petrolio continua a crescere. E, prevedibilmente cotitnuerà a crescere, soprattutto perchè vi è un collo di bottiglia pauroso nel settore dei trasporti e della raffinazione del petrolio. Bisognerebbe fare degli investimenti in tal senso, ma è molto difficile (l’Enel sta avendo difficoltà da parte dei verdi a migliorare il metanodotto di Brindisi, che permetterebbe di importare gas naturale a prezzi molto più bassi, con evidenti benefici per tutti).
E a proposito di settori economici in crisi.
Presto anche il settore agricolo andrà incontro a un forte crisi. Sarebbe bene che i politici e gli imprenditori ci pensassero in tempo. La struttura della proprietà agricola in Italia è deficitaria: vi sono moltisismi piccoli coltivatori che non possono procedere ad investimenti migliorativi e non possono neanche fare economie di scala. Dove sorge il problema? Nel fatto che invece i prodotti agricoli di altre regioni del mondo sono molto più a buon mercato (esempio: Cina, ma soprattutto Sud America) con il fatto che il consumatore preferisce i prodotti importati a quelli nazionali. Come fanno gli agricoltori dell’OCSE a sopravvivere? Grazie ai contributi che hanno dai paesi dell’OCSE, i quali erogano annualmente sussidi per 226 miliardi di euro. I paesi in via di sviluppo, come il Brasile e le Filippine, chiedono che questi sussidi vengnao eliminati. Il problema è che, secondo l’OCSE, nel prossimo decennio vi sarà un crollo dei prezzi per la maggioranza dei prodotti agricoli, con un aumento della competizione globale. Insomma, sarebbe il caso di pensarci in tempo a tale situazione, per non ripetere gli erori del settore tessile e non ritrovarsi nella stessa situazione.
Intanto il governo di Londra continua a fare registrare crescita di PIL e di occupati, oltre ad un deficit ridicolo. Ma come è possibile? Rimando ad un articolo de Il Sole 24 Ore apparso oggi, che sintetizzo qui. La Gran bretagna non solo ha lasciato intatto il welfare, ma anzi vi sta investendo pesantemente. Semmai, la spesa nel welfare da parte di Londra, a differenza di quella nel resto d’Europa, produce ricchezza. Dal 1997 (data in cui sale al governo Blair), il PIL britannico è cresciuto ad un ritmo superiore al 2,5% annuo (roba che l’europa si sogna). La disoccupazione è a circa il 3% della popolazione, liberando 10 miliardi di sterline (par a 15 miliardi di euro) di sussidi destinati ai senza lavoro. La politica della concorrenza liberista ha permesso alle aziende inglesi di ingegnarsi per migliorarsi (spinte dalla necessità), anche a costo di falimenti in cui il governo non è intervenuto. Infine la proporzione della spesa complessiva del sul PIL inoltre è sotto il 40%. La spesa del governo inglese per il welfare è aumentate dal 50% ai due terzi della spesa complessiva creando un effetto benessere. Nei mesi scorsi il governo inglese ha tagliato 100.000 dipendenti pubblici, ma dopo averne assunti 585.000. Altre cifre sono nell’articolo che ho citato.
Da notare la riduzione della disoccupazione inglese, accompagnata dalla crescita del PIL: significa che i nuovi occupati producono ricchezza e sono occupati in settori ad elevato valore aggiunto. La disoccupazione in Italia, invece, è dovuta alle regolarizzazioni del lavoro nero e degli immigrati: si basa principlamente sull’edilizia e soprattutto sull’esercito di colf e badanti. Lavori questi, a poco valore aggiunto, con il risultato che, anche se l’occupazione cresce (secondo l’ISTAT, anche se avrei da discutere su alcune cifre), però diminuisce il PIL e siamo tutti un pò più poveri.