Io Bloggo…

Proseguendo nel libro “Io Uccido”, mi rendo conto che la polizia (almeno quella coinvolta nelle indagini), è un pò pirlotta: è chiaro, almeno per me, che l’assassino doveva conoscere le abitudini di Yoshida (il terzo cadavere), infatti si porta un vinile (e quindi sa che la vititma possiede uno stereo) e si porta una attrezzatura per ucciderlo in maniera abbastanza lenta e questo lo fai se sai che nessuno ti rompe le scatole (infatti yoshida viene rinchiuso nella sua stanza segreta. ALtra cosa: yoshida vive in una sorta di “fortezza”: vetri antiproiettile alle finestre e quardie del corpo prese tra ex-poliziotti e bene addestrate (senza contare le telecamere che, dice l’autore, sorvegliavano ogni centimetro della casa). Insomma per entrare devi conoscere la casa. Alla polizia non viene in mente che forse l’assassino uccide gente famosa, perchè la conosce? Inoltre, nessuno ha ipotizzato che possa avere un addestramento militare o simil-militare, eppure mi sembra evidente visto ocme si comporta: non è semplice avvicinarsi ad una barca o entrare nella suddetta villa, inoltre dimostra di pensare in maniera lucida e tattica. Dite che penso troppo??? Forse, ma è un retaggio delle mie passioni adolescenziali verso Agatha Christie, Rex Stout e Ellery Queen. Leggerli significava fare una gara: scoprire l’assassino prima della fine. Cosa che ripeto anche adesso quando leggo ad esempio Patricia Cornwell: ad esempio in ”Punto di Origine” la Scarpetta impiega tre quarti di libro prima di ipotizzare che forse il magnesio rinvenuto nelle vittime serviva per gl incendi: a me invece sembrava logico a metà romanzo(infatti il magnesio brucia generando molto calore, come è dimostrato dalla sua fiamma che è bianca). Tornando a Io Uccido, continuo a dire che Jean-Loup non mi convince…però in base alle mie analisi di prima Ryan Mosse sembrerebbe il candidato perfetto per ricoprire il ruolo di assassino.


Agneddu e sucu e finiu u vattìu. 

No Comment

No comments yet

Leave a reply