I miei ragguardevoli week end.
Intanto voglio ringraziare delle persone (queste tre persone) per avermi fatto passare una serata favolosa: ottimo cibo, ma soprattutto un sacco di chiacchiere e di risate. Ovviamente la serata ha anche prodotto foto altamente compromettenti: chi di dovere, quando avrà tempo, le pubblicherà (per i curiosi, non rivolgetevi a me, ero senza macchina fotografica).
Mi ha fatto un immenso piacere, anche, sentire una quarta persona che non vedo l’ora di rivedere, tanto mi è simpatico (a condizione che non mi picchi….) ![]()
Ho approfittato anche del fatto che ieri sono stato in casa per finire il libro di Amos Oz, intitolato “Fima”. E devo dire che finirlo mi è costata fatica: il ritmo è lento e spesso l’autore si perde, tramite il protagonista, in dissertazioni sulla lingua ebraica. Soprattutto non si capisce quale sia l’intento del libro: divertire (Assolutament eno, a mio giudizio)? Esplicare il punto di vista dell’autore sulla questione palestinese? Può darsi, ma tale problema è trattato solo in alcune pagine del libro, senza esserne la colonna portante, mentre i personaggi di contorno non risultano credibili in quanto le loro azioni non hanno spiegazioni (ad esempio, perchè un’amica del protagonista va a lett ocn il protagonista medesimo e per giunta con il consenso del marito??? Quale è la molla che spinge una stimata avvocatessa a fare il letto a Fima???). Senza dubbio la posizione del protagonista è quella di un pacifista ad oltranza: abbandonare i territori occupati, secondo l’autore, è l’unico rimedio. Però, il problema di fondo del libro è che, a mio modesto giudizio, il libro si perde nella non-azione: il protagonista pontifica, conciona sui massimi sistemi, corregge tutto e tutti, ma alla fine è sempre fermo al punto di partenza, non solo, ma è incapace di gestirsi una sua vita: sembra, anzi è, un bambinone immaturo di 54 anni, incapace di farsi la spesa, di gestire la casa e le relazioni con gli amici. Il suo stesso protagonismo che lo porta a volere essere sempre al centro dell’attenzione, in realtà è molto sterile: la sua voglia di protagonismo, non lo porta a farsi avanti, ma semplicemente lo porta rimuginare su ciò che succede senza prestare la minima attenzione agli altri.
Insomma, il protagonista è fermo, mentre la vita attorno va avanti e lo trascina stancamente. Questo materiale, se dato ad un valido scrittore poteva portare ad un bel racconto, ma il prolema è la dimensione del libro: 295 pagine di non azione, il che rende il romanzo lento e noioso (per la cronaca, ho fatto fuori romanzi anche più lunghi nel giro di due gironi, mentre “Fima” l’ho trascinato epr quasi due settimane). Insomma, il libro non mi è piaciuto e l’ho finito per pura forza di volontà.
Agneddu e sucu e finìu u vattìu