La manovra fiscale correttiva
A mio avviso la manovra varata dal Governo non è esente da critiche.
Intanto partiamo dall’accise sulle sigarette. Premesso che io non fumo, ma fuma mio padre, penso che molti Italiani si troveranno a fare i conti con un aumento del costo delle sigarette. Le accise aumentate colpiscono, infatti, le aziende, la è anche vero che, con tutta probabilità, queste aziende decideranno di rivalersi sul consumatore, il quale, quindi, si vedrà un aumento del costo del suo “vizio” con la conseguenza di un aumento dell’inflazione.
Altro punto: aumentano le tasse per banche, SIM, assicurazioni e Fondazioni Bancarie. (per essere precisi si tratta sia di un aumento del prelievo, sia di una riduzione dei benefici che godevano questi istituti). Anche in questo caso, è prevedibile che le società in questione decideranno di aumentare i costi dei loro servizi, e quindi anche in questo caso a farne le spese è il “consumatore” (termine tecnicamente improprio, ma ci siamo capiti lo stesso). Nuovamente, si assiste al già citato caso dell’aumento dell’inflazione.
La creazione dei fondi immobiliari può, se fatta nei tempi e nelle modalità corrette, essere molto utile e senza ricadute.
Il vero problema è il taglio alle spese dei ministeri e degli enti locali e delle Regioni. In particolare di questi ultimi due: l’ultimo taglio alle Regioni e enti locali portò, come conseguenza, un aumento delle imposte locali (ad esempio ICI) che si trasformò in una ulteriore stangata per le persone. Inizialmente si era parlato di un “blocco” delle imposte locali per impedire che si verificasse di nuovo un fenomeno simile. Adesso, di questo blocco, non trovo traccia nel testo di legge (se qualcuno mi può confermare questo blocco me lo comunichi…gliene sarò oltremodo grato).
Infine mi preoccupano molto i tagli alle agevolazioni per le assunzioni: questo potrebbe comportare un ulteriore riduzione alle dinamiche occupazionali. Non facciamoci ingannare dall’aumento degli occupati: molti di questi “nuovi” occupati, in realtà, sono assuzioni a tempo determinato (con il risultato di una notevole incertezza per il futuro e quindi elevati flussi di risparmio, quindi la molla dei consumi viene ulteriormente ridotta), ma soprattutto si tratta, in grandisisma parte, di lavoratori in nero che sono stati messi in regola (con tutto ciò, abbiamo il 16% della forza lavoro, occupata in nero, con conseguente evasione fiscale).
Intendiamoci, non sto condannando il Governo e credo che la Sinistra, si sarebbe comportata allo stesso modo: i conti sono quelli che sono, abbiamo il terzo debito pubblico del mondo, mentre il nostro PIL e ”solo” quello della settiman nazione del Mondo (insomma, pur avendo un PIL elevato, il nostro debito è ben più elevato).
Il problema è che il trattato di Maastricht è, essenzialmente, una norma contabile e quando si parla del “famoso” 3% rapporto Debito/Pil si guarda ai conti attuali, non si guarda all’andamento prospettico, con il risultato che ci si affanna solo per avere i conti a posto, senza guardare a misure di più lungo periodo.
Il problema, quindi, a mio avviso consiste nel rivedere pesantemente il Trattato di Maastricht, infatti anche altre nazioni come Olanda e Germania stanno mettendo in campo misure analoghe che mortificano l’occupazione o le misure sociali (ad esempio la Germania sta riducendo i sussidi alla disoccupazione, mentre l’Olanda sta facendo una manovra molto simile alla nostra, infatti il maggiore plauso alla nostra manovra viene dall’olandese Zalm), ma questo comporterebbe una rivisitazione pesante della UE.
agneddu e sucu e finìu u vattìu