Lex, dura lex, sed Lex
In questi giorni vi sono state un paio di decisioni da parte dei giudici che hanno destato scalpore, volendo usare un eufemismo.
Si tratta dei permessi a Brusca (nell’ambito della sua pena detentiva) e dell’inammissibilità delle intercettazioni telefoniche nel processo sulle vendite dei farmaci a prezzi gonfiati.
Nel primo caso, abbiamo di fronte un uomo (Brusca) che per sua stessa ammissione ha torturato, ucciso, taglieggiato, spacciato e altro ancora. Nel secondo caso abbiamo la creazione di un “cartello” che ha fatto pagare agli Italiani più di quanto dovessero, sia come privati cittadini (per i farmaci non prescrivibili), sia come comunità (per i farmaci prescrivibili e che erano pagati dallo Stato).
In entrambi casi vi sono state proteste. Addirittura nel caso di Brusca si parla di verifiche dell’operato dei giudici che hanno preso tale decisione. Personalmente non sono d’accordo con le proteste sollevate.
Cerchiamo di ragionare con calma, andando oltre ciò che d’istinto e con sentimento diremmo.
Quale è la colpa dei giudici?
Avere applicato la legge? Ma è il loro lavoro. Il giudice deve applicare la legge, non può ignorarla, non può criticarla, non può crearla, non può proporla. Deve applicarla. I luoghi e i soggetti deputati agli interventi sulla legge sono altri (il Parlamento o i membri del Governo, ad esempio).
Intendiamoci se i magistrati hanno sbagliato, è giusto sanzionarli. Non è giusto sanzionarli se hanno semplicemente applicato la legge, anche se applicarla va contro l’emotività della gente. Se una legge è inadeguata o sbagliata, la si modifica o la si elimina, ma fintanto che una legge è valida, questa deve produrre i suoi effetti e bisogna rispettarla e applicarla.