Tassiamo le rendite?

Ieri Il Sole 24 Ore ha pubblicato in prima pagina la notizia che il Governo, per compensare l’esborso per rimborsare l’IRAP (giudicata non legale dalla Commissione Europea), abbia l’intenzione di tassare le rendite finanziare. Il problema però si presenta complesso: quali strumenti finanziari tassare? E da quando? E quanto? Tralasciando per ora l’entità (su cui si possono fare mille ipotesi), si può dire che si intende elevare la tassazione sugli strumenti finanziari, portandola dal 12,5% (che è la percentuale di tassazione su quasi tutti gli strumenti finanziari e sui capital gain) ad una percentuale più elevata. Il problema è quali strumenti tassare? Limitarsi alle sole azioni e ai soli titoli obbligazionari (bond) emessi dalle aziende sarebbe troppo poco e causerebbe svantaggi a quelle aziende che decidono di finanziarsi tramite il mercato e non tramite prestiti (decisione non da poco anche per gli importi cui si fa fronte: basti pensare alle emissioni di bond Telecom e Enel). Inoltre, il gettito sarebbe irrisorio per le necessità dello Stato (attualmente il gettito generato è di circa 7 miliardi di euro, per potere coprire l’Irap, bisognerebbe portare tale gettito almeno a 10 miliardi). A questo punto nel novero degli strumenti finanziari colpiti da questa riforma fiscale, sarebbe necessario inserire anche i titoli di Stato (BTP, BOT, CCT, CTZ). E questo presenta un problema: intanto a livello di immagine verso gli elettori perché almeno il 15% del titoli di Stato è in mano alla clientela retail, ovvero in mano alle persone, che quindi si troverebbero maggiori tasse sulle rendite finanziarie. Ma anche questo non darebbe i risultati sperati: per avere il gettito necessario, sarebbe necessario estendere la riforma fiscale (e quindi le maggiori tasse) non solo ai titoli di futura emissione, ma anche ai titoli già emessi e già posseduti dai vari investitori, quindi si parlerebbe di una riforma retroattiva. Su questa riforma, pare, che si siano già espressi positivamente Calderoni, Alemanno, e Baccini: ovviamente però, un po’ tutti i politici sono molto cauti nell’esprimersi, in quanto questa riforma non sarebbe vista di buon occhio da tutti i risparmiatori, a cominciare dai pensionati (i quali hanno in maggior parte BTP e BOT). Aggiungiamo che vi sarebbe l’intenzione, in un secondo momento, di una ulteriore riforma: attualmente questo 12,5% si paga come ritenuta alla fonte, ma non si esclude che in un secondo momento si cancelli la ritenuta alla fonte per introdurre le rendite finanziarie nel reddito imponibile con il risultato di fare lievitare un po’ tutti i redditi verso l’alto (e quindi scaglioni di IRPEF più onerosi).
Come finirà? Sinceramente non lo so. Bisognerà vedere le necessità delle casse dello Stato e le possibili soluzioni, oltre che gli orientamenti politici, ma possiamo notare come il destino spesso sia ironico: tassare in misura maggiore gli strumenti finanziari, infatti, è sempre stato un pallino di Bertinotti, insomma Berlusconi potrebbe dare vita ad una manovra degna di Rifondazione Comunista.

1 Comment so far

  1. Shameless on May 20th, 2005

    Se scrivi di finanza sei comprensibile: è evidente che la tua dislessia è disgrafia è legata alla figa… :china:

Leave a reply